L’indicazione geografica protetta
(I.G.P.) "Carciofo di Paestum" è riservata ai carciofi che rispondono alle condizioni ed ai
requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione, elaborato ai sensi del
regolamento (CEE) n. 2081/92.
Art. 2
L’indicazione geografica protetta
"Carciofo di Paestum" designa i capolini dei biotipi riferibili al tipo “Romanesco”, anche detto
“Tondo di Paestum”, prodotto nel territorio definito nel successivo art. 3.
Art. 3
La zona di produzione del
"Carciofo di Paestum”, di cui al presente disciplinare comprende parte del territorio dei seguenti
comuni della provincia di Salerno: Agropoli, Albanella,
Altavilla Silentina, Battipaglia, Bellizzi,
Campagna, Capaccio, Cicerale, Eboli, Giungano, Montecorvino Pugliano, Ogliastro Cilento,
Pontecagnano Faiano, Serre.
Più precisamente il confine
dell'area interessata inizia a Sud dalla strada che, a partire dall’intersezione tra il Mar
Tirreno ed il fiume Solofrone (Carta I.G.M. 1:25000 di Agropoli Foglio 198 III Sud Ovest), giunge
alla Stazione di Ogliastro Cilento e, da qui, prosegue verso Est costeggiando la località
Tempa della Monaca e Mattine, attraversa la località Piscone
fino ad incrociare il vallone San
Pietro in corrispondenza del confine naturale tra Agropoli ed
Ogliastro Cilento, prosegue,
quindi, incrociando il confine comunale tra Ogliastro Cilento e Cicerale, passa nei pressi delle
località Terzerie, Ficocelle e San Felice dove abbandona la suddetta via seguendo la curva a
quota 49, passando, prima, al di sotto del torrente la Mola poi, risalendo verso Nord,
incrocia il suddetto torrente entrando nel territorio comunale
di Giungano. Qui imbocca la via che
passa in prossimità delle località San Giuseppe e Convingenti, attraversa il
vallone Tremonti, costeggia la località Lampione, si immette
sulla strada che da Giungano porta alla
Strada Statale n. 18 percorrendola per breve tratto e, quindi, devia lungo la via che
costeggia Terra Lunga attraversando il confine comunale con Capaccio, passa per la località
C.se Picilli, poi per la località Cannito e la località Font. Strazzano e, quindi, discende
lungo il sentiero che attraversa il vallone Cannito e giunge ad immettersi sulla vecchia strada
Cilentana in corrispondenza della località Pisciolo, Da qui prosegue (Carta I.G.M. 1: 25000
di Paestum Foglio 198 III Nord Ovest), sempre lungo la strada Cilentana, passando per
Chiumara, ed all’altezza di Gian Cesare, risale a monte fino ad immettersi, all’altezza del Km 2,
sulla Strada Provinciale n. 13. Da qui discende fino alla località Pietrale immettendosi
sulla Strada Statale n. 166 degli Alburni, in prossimità del Km.
3.
Prosegue lungo questa via fino ad
incrociare, oltrepassato il Km 5, il confine comunale tra Roccadaspide e Capaccio in
prossimità di Seude di Rocca. Prosegue lungo il suddetto confine comunale, devia su strada che
conduce, dopo breve tratto, alla strada che coincide con il confine comunale tra Capaccio ed
Albanella, passando al di sotto di C.se Torre, di Masseria Scigliati congiungendosi con la
via Consortile. Segue la via Consortile, attraversa la località Fravita fino a raggiungere
l’abitato di Matinella del comune di Albanella (Carta I.G.M.
1:25000 di Persano Foglio 198 IV Sud
Ovest). Prosegue lungo la continuazione della stessa via fino a superare il Ponte la Cosa
entrando nel comune di Altavilla Silentina e raggiunge (Carta
I.G.M. 1:25000 di Altavilla Silentina
Foglio 198 IV Sud Est) dopo un tratto pressoché rettilineo, l’abitato di Cerrelli.
Dall’abitato di Cerrelli, imbocca la via che porta al Ponte sul
Calore entrando nel comune di Serre e
prosegue verso Ovest lungo la stessa via fino ad incrociare ta I.G.M. 1:25000 di Campagna
Foglio 198 IV Nord Est) la Strada Statale n. 19 delle Calabrie.
Il confine prosegue lungo la
suddetta strada passando sul Ponte Sele, entra nel comune di Campagna, e, sempre lungo la
Strada Statale n. 19, passa in prossimità della Masseria S.
Vito, quindi di San Paolo e sempre
proseguendo lungo la Statale n. 19, entra nel comune di Eboli, oltrepassa il fosso del Telegro
(Carta I.G.M. 1:25000 di Eboli Foglio 198 Nord Ovest), passa in prossimità della Madonna della
Catena e dell’abitato di Eboli. Prosegue, sempre lungo la suddetta strada, fino all’abitato
di Battipaglia. Da qui imbocca la Strada Statale n. 18
all’altezza della Masseria Barra. Prosegue la
suddetta strada fino al centro dell’abitato di Bellizzi (Carta I.G.M. 1:25000 di Pontecagnano
Faiano Foglio 197 I Nord Est).
Qui imbocca la Strada Statale n.
164 delle Croci di Acerno (Carta I.G.M. 1:25000 di Eboli) e, all’altezza del Km 3 della
suddetta strada, devia verso la Strada Provinciale San Vito - Pagliarone.
Percorre, entrando nel comune di
Montecorvino Pugliano, la suddetta strada sfiorando C. Salerno e C. Alfano; passa, poi,
sotto l’abitato di San Vito (Carta I.G.M. 1:25000 di Pontecagnano Faiano) e prosegue
costeggiando la località Longobardo; a questo punto devia sulla strada che dalla località
Longobardo raggiunge Pontirotti entrando nel comune di Pontecagnano Faiano, passa sotto
la masseria Cacciabene, attraversa la località Scontrafrate e, quindi, si immette lungo questa
strada di collegamento tra Faiano e Sant’Antonio a Picenza; continua lungo questa strada
attraversando la località Conforti, quindi devia sulla strada
che conduce a Trivio Granata. Da
questa strada devia nuovamente, passando al di sotto della località Pollice, fino a
congiungersi con la Strada Statale n. 18 Tirrena Inferiore
all’altezza del Km 65. Il confine, poi,
attraversa l’abitato di Pontecagnano Faiano fino ad incrociare
il corso del Fiume Picentino che segue
fino al Mar Tirreno.
Da qui, procedendo verso Sud, il
confine è segnato dal Mar Tirreno sino al punto di intersezione con il Torrente
Solofrone passando per le carte I.G.M. di Pontecagnano Faiano, Aversana, Foce Sele, Paestum e
Agropoli.
Tutta l’area delimitata sopra è
riportata nell’allegato A, costituito da cartine I.G.M.
in scala 1:25000.
Art. 4
Le condizioni climatiche
dell’area, ideali per la coltivazione del carciofo di Paestum
(clima tipicamente mediterraneo
caratterizzato da inverni miti e piovosi ed estati
caldo-asciutte), hanno favorito la forte presenza
della coltura da tempi immemorabili. Gli evidenti segni del connubio tra coltura e
popolazione li troviamo evidenti nel gran numero di piatti a
base di carciofo che caratterizzano la
cucina locale, e nell’elevato grado di specializzazione dei produttori dell’area, acquisita
con tecniche di coltivazione tramandate di generazione in generazione. Per questo prodotto
tipico verrà garantita la rintracciabilità mediante la creazione di un elenco di produttori che
saranno soggetti alle verifiche da parte dell’organismo di controllo.
Gli stessi impianti per la
lavorazione del “Carciofo di Paestum I.G.P.”, sono iscritti nell’apposito elenco, attivato,
tenuto e aggiornato dallo stesso organismo di controllo.
Art. 5
La coltivazione del carciofo
inizia con le operazioni di impianto consistenti in una accurata preparazione del terreno che
prevede una aratura profonda, un interramento dei concimi di fondo e/o sostanza organica, una
o due erpicature ed un definitivo livellamento della superficie.
Successivamente avviene il
trapianto, tra il 15 luglio e il 31 di agosto utilizzando
piantine con pane di terra allevate in
alveoli, provenienti da vivai propri o specializzati, oppure tra
il 1° settembre e il 30 settembre
utilizzando carducci prelevati direttamente dalle piante madri.
Negli impianti già esistenti
devono essere effettuate delle erpicature tra le file per arieggiare il terreno e procedere
con l’irrigazione verso metà agosto per consentire il risveglio vegetativo della carciofaia. La carciofaia deve essere
mantenuta in coltivazione per non più di tre anni.
Le forme di coltivazione devono
essere quelle in uso generalizzato nella zona con un sesto di impianto di 110-120 cm tra le
file e di 80-90 cm sulla fila per un investimento massimo di 10.000 piante per ettaro.
La raccolta va effettuata nel
periodo compreso dal 1° febbraio al 20 maggio.
La produzione unitaria massima di
“Carciofo di Paestum” è fissata fino ad un massimo di 50.000 capolini ad ettaro.
Le operazioni di cernita, di
calibratura e di lavaggio, secondo le tecniche già acquisite localmente, devono essere
effettuate in stabilimenti situati nell’ambito dell’intero
territorio dei comuni ricadenti nella zona di
produzione del “Carciofo di Paestum” indicata nel precedente art. 3. Ai fini dell’immissione
al consumo, per dilazionarne la vendita, il prodotto può essere conservato in locali idonei ed
eventualmente a temperatura controllata, non superiore a 4 gradi centigradi, per un tempo massimo
di 72 ore.
Il prodotto recante la I.G.P.
“Carciofo di Paestum”, allo stato fresco, all’atto
dell’immissione al consumo, deve rispondere alle
seguenti caratteristiche: pezzatura media (non più di 4
capolini con gambo per Kg di prodotto); capolini di forma sub-sferica,
compatta, con caratteristico foro all’apice, con diametro della sezione massima trasversale
compreso tra 8,5 e 10,5 cm di diametro della sezione massima longitudinale compreso
tra 7,5 e 12,5 cm, e con rapporto tra i due compreso tra 0,9 e 1,2; colore verde, con sfumatura
violetto-rosacea; brattee esterne ovali, con apice
arrotondato ed inciso, inermi; brattee interne
paglierino-verdastre con sfumature violette; peduncolo di lunghezza inferiore
a 10 cm.
Il prodotto, per essere immesso
al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche: deve essere ottenuto secondo le
tecniche locali tradizionali già acquisite dai produttori.
E’ ammesso l’uso di cocci di
terracotta per la protezione dei capolini; non sono ammessi trattamenti con
fitoregolatori (gibberelline), comunque somministrati.
Art. 6
Il “Carciofo di Paestum” si
distingue rispetto ad altre produzioni carcioficole per le sue innumerevoli qualità e
caratteristiche tipiche (pezzatura grossa, forma sub-sferica,
sapore gradevole), frutto di una
accurata tecnica di coltivazione messa a punto dagli agricoltori
della Piana del Sele. E’ un tipo locale
proveniente dal gruppo dei carciofi di tipo Romanesco. Da questi si contraddistingue per
una serie di caratteristiche peculiari conferitegli
dall’ambiente di coltivazione. Innanzitutto la
precocità che consente al Carciofo di Paestum di essere presente sul mercato già dal mese di
febbraio prima di ogni altro tipo di carciofo del tipo
Romanesco.
Inoltre, la precocità, in
riferimento al periodo di produzione (febbraio-maggio)
caratterizzato da un clima fresco e piovoso,
conferisce maggiore tenerezza e delicatezza ai capolini in particolare alla parte basale
delle brattee ed al ricettacolo più carnoso e più gustoso, caratteristiche importanti per le
svariate destinazioni culinarie. Le caratteristiche del carciofo restano pressoché invariate nel
corso dei cicli produttivi, in quanto gli agricoltori hanno
messo a punto diversi accorgimenti
colturali per porre rimedio a variazioni climatiche che si
possono verificare tra diverse annate
agrarie.
Art. 7
L’accertamento della sussistenza
delle condizioni tecniche di idoneità ed i relativi controllo saranno effettuati da un
organismo di controllo rispondente ai requisiti di cui all’art.
10 del
regolamento CEE n. 2081/92.
Art. 8
L’immissione al consumo del
“Carciofo di Paestum” deve avvenire secondo le seguenti modalità:
il prodotto deve essere posto in
vendita in appositi contenitori rigidi, da un minimo di 2 capolini ad un massimo di 24;
sulle confezioni contrassegnate
ad I.G.P., o sulle etichette apposte sulle medesime devono essere riportate, a
caratteri di stampa chiari e leggibili, delle medesime
dimensioni, le seguenti indicazioni:
a) “Carciofo di Paestum” e
“Indicazione geografica protetta” (o la sua sigla I.G.P.);
b) il nome, la ragione sociale e
l’indirizzo dell’azienda confezionatrice o produttrice;
c) la quantità di prodotto
effettivamente contenuto nella confezione, espressa in conformità alle norme vigenti;
I caratteri di cui alla lettera
b) devono essere di dimensioni inferiori almeno del 50% rispetto a quelli della lettera
a);
d) il simbolo grafico di cui
all’allegato B, relativo all’immagine artistica del
logotipo specifico ed univoco, da
utilizzare in abbinamento inscindibile con l’Indicazione Geografica Protetta.
I prodotti per la cui
preparazione è utilizzato il “Carciofo di Paestum I.G.P.”, anche
a seguito di processi di
elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al
consumo in confezioni recanti il riferimento
a detta denominazione senza l’apposizione del logo comunitario, a condizione che: il “Carciofo di Paestum I.G.P.”,
certificato come tale, costituisca il componente esclusivo della categoria merceologica di
appartenenza;
gli utilizzatori del “Carciofo di
Paestum I.G.P.” siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito
dalla registrazione della denominazione “Carciofo di Paestum” I.G.P. riuniti in consorzio
incaricato alla tutela dal Ministero delle politiche agricole e
forestali. Lo stesso Consorzio incaricato
provvederà anche ad iscriverli in appositi registri ed a
vigilare sul corretto uso della
denominazione protetta. In assenza del consorzio di tutela
incaricato le predette funzioni saranno svolte
dal MIPAF in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del regolamento (CEE) 2081/92.
L’utilizzazione non esclusiva del
“Carciofo di Paestum I.G.P.”, consente soltanto il riferimento alla denominazione,
secondo la normativa vigente, tra gli ingredienti del prodotto che lo contiene, o in cui è
trasformato o elaborato.
All’Indicazione geografica
protetta, di cui all'art. 1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa
da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: tipo, gusto,
selezionato, scelto e similari.
E' tuttavia consentito l'uso di
indicazioni che facciano riferimento ad aziende, nomi, ragioni sociali, marchi privati,
consorzi, non aventi significato laudativo e non idonei a trarre
in inganno l'acquirente.
Tali indicazioni potranno essere
riportate in etichetta con caratteri di altezza e di larghezza non superiori alla metà di quelli
utilizzati per indicare l’Indicazione Geografica Protetta.
Art. 9
Con la creazione del logotipo
I.G.P. “Carciofo di Paestum” ai sensi del regolamento CEE 2081/92 si è voluto richiamare il
legame stretto tra il carciofo e il luogo (area intorno ai
templi di Paestum) dove è stato per la
prima volta coltivato. Il simbolo grafico è, infatti, composto
da una immagine del Tempio di
Nettuno sito a Paestum circondato da un cielo di colore (cyan 80% e magenta 25%) e
conseguentemente sfumato da nuvole di sottofondo e da piccoli spicchi di vegetazione la cui
difformità varia da un composto di:
cyan = 40%;
magenta = 40%;
giallo = 70%;
nero = 40%;
con una oscillazione a calare del
30% di magenta e del 25% di nero.
L’immagine del Tempio di Nettuno
appare scontornata in una forma ovale e racchiusa esternamente da una bordatura
costituita da una doppia linea (interna di colore nero ed esterna di colore pantone green
CVP). La doppia linea viene interrotta a circa 374 dal lato superiore dell’ovale stesso da
una dicitura “Carciofo di Paestum” di colore nero e di carattere “Times”.
Nella parte basso/centrata
dell’immagine del tempio è incastonato un ovale di colore bianco sul quale poggia l’immagine del
carciofo di Paestum il cui si interrompe sulla linea di
bordatura esterna di colore pantone green
CPV.
Entrambe le immagini (Tempio di
Nettuno e Carciofo di Paestum) sono state create attraverso la sovrapposizione di
quattro colori chiamata “quadricromia”, la quale è costituita dai colori basilari denominati:
cyan – magenta – giallo – nero. Per la realizzazione del logo i
colori sopradescritti sono stati necessariamente stampati su un fondo di colore bianco.