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Un aglio rosso
Si coltiva in Sicilia alle pendici di Erice ed è un prodotto salutare, oltre ad essere l’alimento principe per preparare le “busiate al pesto trapanese”.
 Nell’antica credenza popolare serviva per scacciare via i vampiri o allontanare gli spiriti cattivi, ora invece è utilizzato, in una corretta e buona nutrizione, per prevenire gravi malattie. Si tratta dell’aglio, un alimento da sempre usato in cucina per la preparazione di molti piatti e adesso, dimostrato a livello scientifico, particolarmente efficace nella prevenzione dei tumori causati dalla nitrosammine.

Queste sono sostanze chimiche con grande potenziale cancerogeno, prodotte dalla flora intestinale in presenza ad esempio di nitriti, spesso utilizzate come additivi alimentari per conservare alcuni prodotti a base di carne.
 
L’aglio, con le sue sostanze fitochimiche, contribuisce ad impedire la formazione delle nitrosammine, riducendo notevolmente il rischio di sviluppare il cancro allo stomaco e al polmone provocato dalla NKK, una nitrosammina, appunto, prodotta dalla nicotina delle sigarette, durante la combustione del tabacco. Ma l'aglio è indicato per tenere bassi i valori della pressione arteriosa oltre ad essere un ortaggio molto ricco di proteine, di vitamina C e di potassio. Infine è un buon antisettico per l'apparato respiratorio e per l'apparato digerente. Non a caso viene somministrato anche ai cavalli, animali con intestini molto delicati.

In Sicilia la maggior produzione di aglio avviene nel trapanese nelle campagne tra Paceco, Marsala e Salemi, a ridosso delle saline di Trapani. In questi territori fertili e con il clima ideale si produce l’Aglio rosso di Nubia. Prende il nome da una contrada del comune di Paceco a forte vocazione agricola dove da decenni si tramanda, da padre in figlio, l’antica tradizione di semina e raccolta per ottenere uno straordinario prodotto di grande qualità. Tra le tecniche di coltivazione che permettono di raggiungere questo risultato vi quella di far rotare i terreni agricoli, prevalentemente argillosi, per evitare un eccessivo sfruttamento e impoverimento.

Queste caratteristiche e pecularietà legate al prodotto e al territorio hanno fatto si che vi sia in corso il riconoscimento del marchio I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta), anche se è già diventato un Presidio di Slow Food.

Lunghe file parallele, tra loro distanti circa 65 centimetri, caratterizzano questi campi coltivati. Nello sfondo lo scenario delle isole Egadi, l’imponente montagna di Erice e i mulini a vento delle saline.

Si semina tra dicembre e la metà del mese di febbraio, per poi essere raccolto maturo nei primi giorni del mese di giugno. La raccolta dei bulbi avviene o di notte o nelle primissime ore del giorno. Questa operazione permette di conservare le foglie umide e poter consentire, successivamente, l’intreccio manuale delle piante per realizzare le lunghe trecce o trizze.

I bulbi tipici sono costituiti da 12 bulbilli, con tuniche esterne bianche,mentre quelle interne sono di colore rosso, tipico dell’Aglio. La tradizione vuole che ogni treccia sia formata da 100 bulbi, o teste d’agghiu. Poi a seconda del diametro del bulbo, la treccia, o trizza, prende il nome di cucchia rossa (da 50 mm.), corrente (da 40 mm.), cucchiscedda (da 30 mm.) o mazzuneddo (20-25 mm.).

In questa parte della Sicilia occidentale è abitudine tenere queste trecce appese all’esterno delle case, non solo per scaramanzia, ma soprattutto per averle a portata di mano quando si prepara il pesto alla trapanese. La ricetta classica vuole che nel mortaio oltre all’aglio si pestino, tutto al crudo, le mandorle, abbondante basilico, pomodorini, olio e sale. La pasta da utilizzare la “busiata” (un maccheroncino attorcigliato), tipica del trapanese che si sposa perfettamente con il pesto.

Cosa vedere
I luoghi da visitare in questa parte della Sicilia sono tanti:le città di Trapani,Erice e Marsala, i siti archeologici di Segesta e Selinunte, le isole Egadi. Ma un sito davvero speciale è Mozia, una delle tre isolette dello Stagnone, accanto alle saline di Trapani e un tempo (VIII sec.a.C) colonia fenicio-punica di cui rimangono importanti resti. Qui è possibile visitare uno dei più bei musei archeologici della Sicilia, con oggetti e cimeli di rara bellezza. Ma soprattutto è possibile ammirare, al suo interno, la statua in marmo del “Fanciullo”, realizzata nel V secolo a.C., preziosa testimonianza dell’epoca classica, rinvenuta a Mozia (Mothia) alla fine degli anni ’70.

Per info: Museo Archeologico (Villa Whitaker)
0923-712598www.fondazionewhitaker.it

Dove mangiare
Il giovane chef del ristorante Fior di Sale, Giovanni Meo, con grande professionalità e fantasia ama cucinare piatti a base di pesce fresco. Tra le novità proposte tra i primi da segnalare le busiate al pesto trapanese con aggiunta di gamberetti e ricci di mare. E’ collocato in una collinetta in posizione panoramica con vista sulle saline di Trapani e nello specchio di mare delle isole dello Stagnone e delle isole Egadi.

Ristorante Fior di Sale. Contrada Ettore Infersa,36 - Marsala (TP) 
Tel 0923 733198 o 3803471703 


Dove dormire
Una delle strutture turistiche più caratteristiche di questo territorio è sicuramente l’agriturismo Duca di Castelmonte, della famiglia Curatolo fin dai primi dell’800. Si tratta di un antico Baglio, (le masserie siciliane), situato nelle campagne attorno a Trapani, ben ristrutturato dove gli originari granai, stalle e magazzini sono stati trasformati in accoglienti e confortevoli appartamentini. Tra le novità più piacevoli le cene collegiali tra tutti gli ospiti, spesso stranieri, tutti seduti nello stesso tavolo con lo stesso menù di piatti realizzati con i prodotti dell’azienda. Una tradizione agricola riportata ai giorni nostri che dà l’occasione per socializzare.

Fonte © Oliovinopeperoncino Per Gentile concessione

   

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