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La sua produzione permetteva di coprire il fabbisogno di carne e
di grassi necessario per superare il lungo inverno e per svolgere
il duro lavoro dei campi. L’aria di montagna secca e fresca fu
ideale per ottenere uno speck aromatizzato con le bacche di
ginepro che cresce spontaneamente sui pendii. Nel corso dei secoli
si sviluppò e si perfezionò l’arte della marinatura e
dell'affumicatura con ricette “segrete” e “trucchi” particolari.
La tradizione e gli storici fanno risalire la produzione di cibi a
base di carne conservata, quindi anche di speck, al periodo delle
invasioni longobarde. In seguito, i riferimenti sono diversi: lo
riportano fonti latine, viene definito “lardum” dall’Ordinamento
dei macellai di Trento del 1307 e trova menzione in documenti
medioevali. Il termine speck si impose nel linguaggio comune solo
a partire dal XVIII secolo, sostituendo il più antico bachen,
specificando che si trattava di “speck affumicato”. |